Danza Libera Teatrale

Danza Libera Teatrale
teatro danza

sabato 1 ottobre 2011

Doris Humprhey-l'arte come rivelazione della vita-


Doris Humprey (1895- 1958) basò la sua tecnica sull’osservazione del corpo in movimento, visto nella sua continua dialettica tra stato di equilibrio e disequilibrio, tra caduta e recupero e sull’oscillare da una parte all’altra. Ad una totale padronanza della danza classica, completa la sua formazione maturando una consistente esperienza nella compagnia della St Denis, giungendo così ad elaborare una sua propria concezione del movimento. Convinta che l’arte sia una continua ed incessante rivelazione della vita, si domanda quali siano le motivazioni profonde che muovono l’azione ed il comportamento dell’uomo nel suo ambiente. Scrive: “se noi comprendiamo i vari modi in cui la forza agisce nei nostri corpi e le varie sequenze che questa mette in moto, sappiamo qualcosa su noi stessi, perché noi tutti, come organismo, seguiamo le stesse leggi… La storia della mia tecnica è molto semplice. Sono risalita al corpo e alla sua inclinazione per il movimento, e ho cercato di separarlo da ogni sorta di reazione emotiva – cosa farà il corpo abbandonato a se stesso? Che attitudine ha all’equilibrio? Cosa succede quando si muove? Come si sposta per mantenere l’equilibrio? … il desiderio di muoversi spinge la materia organica a uscire dal suo centro di equilibrio. Ma il desiderio di conservare la vita induce a un ritorno all’equilibrio o a un altro spostamento di materia sufficiente a bilanciare il primo, e così a salvare l’organismo dalla distruzione. …. Quindi, il ritmo risulta dalle oscillazioni della materia organica che si allontana e si avvicina al suo punto di equilibrio. Alla fine di entrambi i movimenti c’è morte – la morte statica o equilibrio costante, o la morte dinamica in un movimento troppo spinto, lontano dall’equilibrio”. Il movimento che si crea tra queste due morti rappresenta simbolicamente la lotta dell’uomo per la sopravvivenza: l’essenza del movimento è rappresentata dalla dialettica “caduta e recupero” che la Humphrey legge non solo come vitale per il corpo fisico, bensì come di grande rilevanza psicologica per le implicazioni che comporta. (fonte ass. Dyanha)

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